Turris Lybisonis

La citta' di "Turris Lybisonis", unica colonia di cittadini romani della provincia "Sardinia", era chiamata "Iulia": per questo motivo la sua fondazione e' attribuita a Cesare, che nel 46 a.C. soggiorno' in Sardegna.

In seguito ai rinforzi militari e ai sostegni alimentari, fondamentali per la sconfitta dei pompeiani a Tapso fornitogli da Karales (Cagliari), Julio Cesare decise di sdebitarsi con la citta' rendendola municipio dell'Impero Romano. Dopo un breve soggiorno, il 28 giugno 46 a.C., decise di partire per Roma, ma delle forti bufere lo costrinsero a trattenersi in vari porti sardi tra cui Tharros (Porto Torres). Qui si accorse della favorevole situazione geografica e delle molteplici risorse del territorio fertile, adiacenti al Rio Mannu, cosicche' decise di rendere la stessa una colonia romana, col nome di Turris Libysonis, unica in Sardegna. Per lungo tempo, postazione fondamentale per gli innumerevoli scambi con le altre regioni del Mediterraneo (Africa, Spagna) ed insieme al porto di Karales (Cagliari), commerciava direttamente con lo scalo di Roma: Ostia.
Turris non assunse mai un ruolo militare.
L'economia della colonia fu incrementata dalla consistente produzione di cereali, destinata anche all'approvvigionamento di Roma; dall'attivita' delle tonnare; dall'edilizia, documentata anche dalle imponenti testimonianze monumentali; dalla fabbricazione della ceramica (lucerne, anfore e mattoni) organizzata in forni artigianali, gran parte sacrificati per dar luogo alla realizzazione, frettolosa, di una cinta muraria (V sec.), in difesa della citta' dalle invasioni barbariche provenienti da Cartagine, e non meno importante fu l'attivita' svolta dalle miniere di Canaglia e dell'Argentiera (rame e argento). Il progressivo sviluppo urbanistico, attorno al bacino portuale, confermava il notevole incremento commerciale.

L'approvvigionamento idrico della colonia era garantito da un acquedotto (I sec.), in parte scavato nella roccia (es. Monte Angellu in Porto Torres) lungo 30 km e parallelo alla Carlo Felice, che attingeva l'acqua da diverse sorgenti sassaresi, collegate da due distinte canalizzazioni (San Martino-Eba Ciara, Fonte del Re, San Quirico- Fonte Gutierrez, Conce), fino ad alimentare sia le case che le terme.

I collegamenti della citta' con gli insediamenti ed i territori della Nurra, da cui provenivano i cereali ed i minerali, erano garantiti dal Ponte Romano, tale struttura, risalente al I sec. d.C., fu edificata su sette arcate per una lunghezza di 135 m e pavimentata da grandi lastre in trachite. Piu' volte restaurato e da anni chiuso al traffico, per tutelarne il gran prestigio, e' considerato, fra i tanti ponti antichi, l'unico a rispecchiare, in modo esemplare, l'architettura romana in Sardegna.

In prossimita' vi e' il Palazzo di Re Barbaro, complesso termale composto di numerosi vani destinati ai bagni caldi e freddi, la cui pavimentazione e' costituita da mosaici policromi ed in bianco e nero, e da un Criptoportico che chiudeva a sud il complesso. 

Si suppone che il declino della colonia romana avvenne nella meta' del V sec., determinato dalla forte espansione barbarica; dalla crisi che colpi' la cerealicoltura provocando l'abbandono delle campagne e dall'imperversare della malaria. Dopo circa 80 anni sotto il dominio di Bisanzio, la posizione strategica del porto rese Turris meta di conquista ambita da piu' colonizzatori. Importante fu la contesa fra le repubbliche di Pisa e di Genova che, con l'aiuto di Barisone, nel 1294 riusci' a renderlo esclusivamente porto genovese; nello stesso periodo in cui Sassari passo' sotto la repubblica di Genova.
In seguito, nel 1323, divenne anche porto aragonese ove, il commercio senza controllo alcuno favoriva i traffici fiorentini, genovesi e veneziani. Subi', nuovamente, una caduta che indusse la popolazione a trasferirsi a Sassari, riducendo cosi l'attivita' portuale ad un semplice scalo e deposito merci.

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