Tempio di Monte d'Accoddi

Un monumento unico nel bacino del Mediterraneo, massima espressione sacra della civiltà prenuragica, a pochi chilometri da Sassari, nel nord-ovest dell’Isola di Sardegna

Non esiste relazione diretta, eppure è identico ai coevi templi mesopotamici e incarna il credo ‘orientaleggiante’ di unione tra cielo e terra: le aree sacre in cima a rilievi erano considerate punto d’incontro tra uomo e divinità.

Il Tempio di Monte d’Accoddi (dall’arcaico kodi, ‘pietra’), risalente a cinquemila anni fa, è uno ziqqurat unico in Europa per singolarità di tipologie architettoniche. Fu scoperto a metà del XX secolo, scavando un piccolo colle che pareva ‘artificiale’ al centro di una pianura. Secondo la leggenda fu costruito da un principe-sacerdote fuggito dal Medio Oriente. Con una particolarità: lo ziqqurat è il tempio del Sole, lui lo dedicò alla Luna.
Il santuario prenuragico sorge al centro della Nurra, lungo la ‘vecchia’ 131 (verso Porto Torres), nel territorio di Sassari, a undici chilometri dal capoluogo del nord dell’Isola.
Il monumento aveva un ruolo centrale nella società di allora: fu culmine dell’evoluzione di un complesso sviluppatosi dalla seconda metà del IV millennio a.C. L’ altare è la sovrapposizione di due fasi, quella del ‘tempio rosso’, nel Neolitico finale (3500-2900 a.C.), e la successiva del ‘tempio a gradoni’, nell’Eneolitico (2700 a.C. circa), durante la ‘cultura di Abealzu-Filigosa’. Nella prima fase vari villaggi di capanne quadrangolari facevano capo a un centro cerimoniale, del quale noterai una necropoli a domus de Janas e, nelle loro posizioni originali, ai lati del santuario, un menhir a forma allungata (alto quattro metri e mezzo), un’enorme lastra con sette fori (forse per legare le vittime) e massi di pietra sferoidali, uno di cinque metri di circonferenza. Tutte le pietre avevano precisa funzione nei riti sacrificali.
Il Museo Sanna di Sassari accoglie, in una grande sala, i reperti del sito ancora così misterioso.
Risulta chiaro che i reperti ritrovati siano prettamente femminili: vassoi e vasellame, strumenti per la tessitura, frammenti di statuine, e ben due stele in pietra scolpite rimandano senza equivoci a riti e culti, o anche solo alla vita quotidiana, governati da donne.
Quanto riportato alla luce testimonia di un grado di civiltà elevatissimo, in cui il ruolo della donna era molto importante, in una dimensione sacra e divina.
 Tra i vari reperti troviamo una scodella carenata frammentata, decorata con una scena di danza, dove delle figure stilizzate a clessidra (se ne individuano 4) si tengono per le mani (a formare una sorta di cerchio). È considerato la prima testimonianza del ballo sardo. Ovviamente, non può essere che ballo sardo, su ballu tundu.

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